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Bif&st 2019 – Il nostro incontro con Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore

Siamo presenti all’edizione 2019 del Bif&st – Bari International Film Fest, e questo è il resoconto dell’incontro con Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore.

Ennio. Un maestro. Conversazione” è il nuovo libro di Giuseppe Tornatore dedicato ad uno dei suoi più stretti collaboratori, il maestro Ennio Morricone. Anzi, come ha preteso lo stesso compositore, UN maestro: ‘Perché io non sono l’unico maestro, ma uno dei tanti’. Niente di strano che, se a dirlo è un Premio Oscar alla carriera tra i più grandi compositori della storia, noi ci sentiamo delle amebe.

Il 27 aprile 2019, a Bari, ha avuto inizio la decima edizione del Bif&st e i grandi nomi non si sono fatti attendere: oltre a Matteo Garrone, presente alla riscossione del premio Monicelli come miglior regista, Ennio Morricone e Giuseppe Tornatore hanno illuminato con il loro carisma il capoluogo pugliese.

In mattinata, il pluripremiato compositore ha ricevuto l’onorificenza della consegna delle chiavi della città; alle 18,30, c’è poi stata la presentazione del libro di Tornatore dedicato all’amico Morricone.

Fin dal primo momento, quando il produttore Franco Cristaldi individuò in Morricone il profilo adatto a musicare Nuovo Cinema Paradiso, a Giuseppe Tornatore parve impossibile la possibilità. Un po’ per una scommessa col regista siciliano, Cristaldi non si arrese al primo “No” del maestro e, attraverso l’invio della sceneggiatura che da subito lo colpì, strappò una collaborazione che avrebbe segnato un’epoca. Un sodalizio lungo trent’anni che è molto più di un rapporto lavorativo: Peppuccio , come lo chiama affettuosamente Ennio, e il maestro sono interconnessi.

Giuseppe Tornatore sta montando il docufilm su Morricone, nato da una lunga intervista, la cui data di uscita è prevista tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.


Ecco il resoconto dell’incontro


Ennio Morricone: Ho affrontato l’intervista con molta timidezza: esporre tanta intimità mi pareva inadeguato. Ho risposto male molto spesso alle domande…”

Giuseppe Tornatore: Questo lo dici tu (ridono tutti).

E. M.: È stata lunga. La chiamerei tutt’altro che un’intervista.

G. T.: L’hai definita una seduta psicanalitica (ridono tutti).

E. M.: Peppuccio è stato bravo a tirarmi fuori aneddoti che non credevo di potere ricordare. Scoprirsi così era un ostacolo da superare per me. Io non parlo di me solitamente, ma di altri: è più facile. Molti registi non mi capivano o, peggio, non mi parlavano… Quentin Tarantino non mi ha detto nulla (riferendosi alla loro collaborazione per The Hateful Eight, ndr) se non ‘devi fare una colonna sonora per scene sulla neve, durerà tra i 18 e i 40 minuti’ (ridono tutti). Pedro Almodóvar non espresse mai un giudizio quando collaborammo per Legami! fino a quando non glielo chiesi io dopo l’uscita del film. Con Giuseppe il rapporto è diverso.

G. T.: Le aspettative tra noi sono cresciute di pari passo con la nostra amicizia, siamo diventati col tempo più esigenti l’uno sull’altro. Inizialmente non conoscevo la terminologia tecnica della musica, lavorando con Ennio ho imparato termini più professionali. Ennio mi ha fatto crescere.

E. M.: La musica non è fondamentale in un film, esso può anche farne a meno. Tuttavia, se un regista sceglie di utilizzarla ha il dovere di darle un’adeguata importanza.

G. T.: Ennio è sempre preoccupato, si sente un esordiente non all’altezza dei registi con cui lavora. Questo ha determinato una crescita nel lavoro che abbiamo fatto insieme. In genere l’amicizia impigrisce le persone in ambito professionale, ma non è stato il nostro caso… Ennio è inoltre di una precisione impressionante nell’uso dell’orchestra: se ha pianificato di impiegare 40 minuti per la registrazione di un pezzo, non impiegherà un secondo in più. È incredibile.

E. M.: Ho sempre tentato di avere affiatamento con i registi con cui ho lavorato, ma con Peppuccio è un’altra cosa. Sa dirmi quando qualcosa non gli va bene. Una volta gli scrissi un pezzo che non gli piacque e lo modificai in dieci minuti (ride). Il regista diventa co-autore quando ha coscienza di cosa chiedere. L’opera è del regista, non del compositore. Egli è, piuttosto, un aiuto importante per interpretare la parte astratta dell’idea. È un compito difficilissimo.

G. T.: Non vorrei che si pensasse che il regista si limiti a dire ‘mi piace’ o ‘non mi piace’. Il regista ha il compito di intervenire per apportare dei miglioramenti alla colonna sonora. Non bisogna mai accontentarsi né tantomeno credere che non ci sia la possibilità di migliorare. Sebbene io non critichi mai drasticamente. [Ennio sorride perplesso (ridono tutti)]

E. M.: È giusto che lui decida, l’idea filmica è la sua. Lui è un compositore come me.

G. T.: Studio la musica di Ennio da quando sono bambino. Nell’intervista, Ennio ha confermato un’impressione che ho sempre avuto, ovvero che c’è un’identificazione musicale per ogni singolo regista: in breve, esiste un Morricone per Sergio Leone, un Morricone per Giuliano Montaldo, un Morricone per Giuseppe Tornatore… Ennio rimane sé stesso riuscendo a decodificare le coordinate musicali di ogni singolo regista. Rispetta la cultura musicale del regista, anche quando questo non sa di averla. Ciò è straordinario


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