Abbiamo visto Gli Amori Immaginari, film del 2010 diretto dal talentuoso Xavier Dolan. Questa è la nostra recensione.

Gli Amori Immaginari (in originale Les amours imaginaires) dipana in una frammentata ora e mezza il filo della fenomenologia amorosa e disegna la sua ciclicità quasi stagionale. Come in un lavoro d'oreficeria la trama è innestata nell'anello della pellicola tra le altre due componenti del film: il simposio sulle esperienze d'amore e le idilliache scene erotiche accompagnate dalla sinfonia di Bach.

I due soggetti Marie e Francis, complici e rivali allo stesso tempo, rappresentano un ego condiviso tra i due generi. Diversa è la manifestazione dell'io, ingegnosamente dipinta tramite i costumi adoperati, ma uguali sono le attrazioni così come le immaginazioni dell'amore; uguali sono i rimedi per sfuggire alle dilaniati pene dell'amore frustrato. Il sesso occasionale infatti è rimedio ed insieme coltello nella piaga per un eros che non può sfociare nell'oggetto prediletto: Nicolas.

Il sale di queste scene è il caravaggesco gioco di luci ed ombre che sottolinea la disarmante bellezza dei corpi che si incontrano, comunicano. Le scene dominate da Eros non sono mai associate a volgarità, l'erotismo è espressione poetica e melodica.

Complici e rivali? Si, infatti Nicolas rappresenta il nodo di questa correlazione. Ragazzo di campagna trasferitosi in città dalle fattezze straordinariamente vicine al David di Michelangelo. L'infatuazione per i due è inevitabile.

Nicolas/David si rivela però fin troppo simile ad un'opera scultorea, abbacinante bellezza superficiale e imperscrutabile freddezza d'animo e di passioni. Il rapporto con i due è per lui solo un sollazzo, un passatempo.

Dolan lascia intendere che la vicenda rappresentata è solo una delle infinite trame d'amore possibili che hanno però al loro interno una inesorabile ed ineluttabile ciclicità e regolarità. Lo esplicita uno dei "testimoni d'amore" il quale elenca le fasi del sentimento accompagnandole al passare dei mesi. Per lui, malauguratamente, ci sono voluti dei mesi perché il cerchio si chiudesse, ma non tutti sono così sfortunati, "a qualcuno bastano un paio di settimane, un paio di giorni".

Ecco il senso della tavola rotonda degli amori mancati o immaginati, ed ecco il senso dell'anonimia dei rappresentanti. Essi infatti non sono lì in quanto singoli o "attori", piuttosto assolvono al compito di incarnazione delle manifestazioni d'Amore o di Eros.

Come ne "Gli amori difficili" di Calvino, l'assenza del compimento d'amore è la vera essenza della rappresentazione.

La vicenda si esaurisce con la metabolizzazione della passione dopo il rifiuto. Nella scena finale l'"amore" è pronto a ricominciare il giro e la guerra, bang bang.