Alessandro Baricco Bif&st

Alessandro Baricco incanta il Bif&st: il premio, il mito di Mozart e la vera storia di Amadeus

Ieri mattina, lo scrittore Alessandro Baricco è stato protagonista di una conversazione col pubblico sull’incontro tra musica e cinema, e nel corso della mattinata è stato insignito del Premio Bif&st Arte del cinema.

L’appuntamento è stato anticipato dalla proiezione della versione director’s cut di Amadeus di Milos Forman, vincitore di otto premi Oscar e quattro Golden Globe nel 1985. Un film “splendido, che insegna cose molto precise su cos’era la musica classica, in particolare nel XVIII secolo”, ha esordito Baricco.

Vedere questo film su uno schermo così grande, così bello, in questo teatro, è per me una grande emozione. Ho avuto la sensazione di essere al posto giusto nel momento giusto; film così andrebbero visti sempre nei teatri”, ha subito dichiarato lo scrittore. “Questa pellicola insegna molte cose e suscita molte domande. Siamo nella seconda metà del 1700 a Vienna, che in quel momento era la ‘Hollywood della musica’, ovvero un’industria del divertimento e dell’intrattenimento, né più né meno”.

In un mondo elitario in cui giardinieri, cuochi, artigiani e artisti venivano ricompensati dal sovrano o dai più ricchi, la musica era tra le forme d’arte più diffuse: “Era un mondo figlio della moda: quello che piaceva poteva durare un anno, poi dava noia. Veniva ‘bruciata’ musica in continuazione e gli autori scrivevano in velocità, sotto stress. Copiavano moltissimo e replicavano brani da un’opera all’altra. Questo, però, non sminuisce il loro lavoro, ma serve a spiegarlo. Siamo lontani anni luce dall’artista romantico che esprime se stesso: un’idea bella, ma ingenua se applicata a quel periodo”.

Il genio di Mozart e il Premio Bif&st Arte del cinema a Baricco

In questo contesto di consumo frenetico, qualcosa cambiò quando l’aristocrazia cedette il passo alla borghesia. Qui entra in gioco Mozart. “All’interno di un sistema dominato da musicisti italiani, Mozart era una specie di Tarantino”, spiega Baricco. “Pur facendo parte del sistema, aveva un’idea di intensità e spettacolarità che la gente del tempo trovava esagerata: troppe note, troppe emozioni”.

Secondo lo scrittore, Mozart possedeva una fame di intensità non in linea con il gusto dell’epoca: “Non era semplicemente più bravo di Salieri; aveva un’idea di emozione che sarebbe stata poi quella del pubblico borghese in arrivo. Gli aristocratici cercavano equilibrio e armonia, i borghesi cercavano altro”.

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Sulla celebre Messa di requiem in Re minore K 626, rimasta incompiuta, Baricco chiarisce il confine tra cinema e realtà: “È andata veramente come nel film? No. Salieri non c’entra nulla: né ha ucciso Mozart, né lo ha aiutato a scrivere. Mozart fu contattato da un nobile misterioso che voleva spacciare l’opera per propria. Dopo la morte del compositore, la moglie Constanze — molto furba e legata al denaro — fece finire il lavoro dall’assistente Süßmayr e, con un’abile operazione di storytelling, distribuì l’opera facendola arrivare fino a noi carica di enigmi”.

Riguardo alla rivalità con Salieri, Baricco aggiunge: “Salieri è esistito ed era un grande della sua epoca, un professionista solido come Clint Eastwood. Quando Cimarosa mise in scena Il matrimonio segreto, il pubblico chiese il bis perché era in bolla perfetta con il gusto del tempo. Mozart, invece, era ‘troppo‘”.

Infine, Baricco ha chiuso l’incontro con una riflessione sulla diffusione popolare della musica colta: “Melodie come Non più andrai, farfallone amoroso le conoscevano tutti a Vienna. È un mistero come accadesse, ma Mozart era il tipo a cui sarebbe piaciuto vedere qualcuno cantare i suoi brani per strada. Gli si sarebbe scaldato il cuore, proprio come è successo a me stamattina nel vedere questo teatro fare cinema in questo modo così emozionante”.


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