Il cinema inteso come magia. Una sala buia e uno schermo, insieme come luogo dove tutto può essere vero. Quale genere migliore per esprimere questi concetti se non quello del musical, dove canto, danza e recitazione si uniscono sinergicamente dando vita ad una narrazione che fluisce in modo naturale, come se non potesse essere altrimenti?

La la Land”, storia d’amore di due giovani artisti all’inseguimento dei propri sogni sullo sfondo di una città mai così bella e colma di speranze, ci porta in un universo fatto di musiche, di emozioni, di luci e colori in cui gli elementi meramente tecnici e quelli artistici riescono a fondersi fino a portare lo spettatore a vivere l’unico, vero, rarissimo, miracolo del cinema: credere che tutto sia possibile. Due innamorati fluttuano tra le stelle, all’interno di un osservatorio, e tu, spettatore, ci credi davvero. Stiamo parlando di cinema allo stato puro, di un cinema rarissimo, tanto più al giorno d’oggi, dove imperversano prodotti perfetti dal punto di vista tecnico e ineccepibili dal punto di vista artistico, ma dove manca qualcosa, e quel qualcosa è la magia. E la magia non è frutto di qualcosa di descrivibile, di elementi quantificabili, la percepisci e basta, è quella che ti fa brillare gli occhi mentre ti trovi davanti allo schermo, è quella che ti fa battere il cuore come se quello che stai vedendo proiettato stesse accadendo realmente e fosse parte della tua vita. È la magia del cinema, luogo dove tutto può accadere per davvero.

Tutto ciò che conta nel cinema è inspiegabile
- Wim Wenders

È quasi superfluo spendere parole riguardo la perfezione estetica del film di Damien Chazelle, riguardo i magnifici pianisequenza, l’incredibile fotografia, la bravura dei due protagonisti (Ryan Gosling magnificamente in parte e una Emma Stone che definire magistrale è dire poco) o ancora sulla bellezza della colonna sonora.

Ci sarebbero molte altre cose da dire perché in “La la Land” c’è tanto: il discorso sull’inseguire i propri sogni, le atmosfere retrò che rimandano al cinema classico, la frustrazione di chi sogna di fare l’artista, il dialogo tra modernità e tradizione. Ma ci sentiamo di dire, parafrasando Wenders, che “…tutto ciò che conta in questo film è quello che non si può recensire”.

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