Ci sono personalità nel cinema che se ne stanno lontano dai riflettori ma che, al contempo, costituiscono la vera luce dei film che ci accompagnano nel corso della vita. Così, mentre il mondo fa i conti col nuovo Presidente degli Stati Uniti e l’Italia piange la morte di Umberto Veronesi, il mondo del cinema piange la scomparsa avvenuta all’età di 92 anni di Raoul Coutard, direttore della fotografia e collaboratore di lunga data di Jean-Luc Godard.

Nato a Parigi nel 1924, Coutard viene ricordato soprattutto per la lunga collaborazione col cineasta e intellettuale Jean-Luc Godard che ebbe inizio all’inizio degli anni Sessanta con la realizzazione di Fino all’ultimo respiro (1960), film capostipite insieme a I 400 colpi di Truffaut della Nouvelle Vague. La collaborazione con Godard proseguì lungo tutto il decennio fino al 1967, anno di Weekend, un uomo e una donna dal sabato alla domenica. Coutard lavorò anche con Truffaut in più di un’occasione, come ad esempio in Tirate sul pianista (1960) e Jules e Jim (1962).

Coutard e Godard si ritrovarono negli anni Ottanta in un paio di occasioni per i film Passion (1982) e Prénom Carmen (1983), quest’ultimo vincitore del Leone d’Oro a Venezia, mentre Coutard ricevette il premio speciale della giuria per la fotografia.

Nel 1970, Coutard ricevette a Cannes il premio per la migliore opera prima per il suo film d’esordio Sciuscià nel Vietnam, a cui fecero seguito il premio Jean Vigo, nello stesso anno, e il premio César per la fotografia del film L’uomo del fiume (1978) di Pierre Schoendoerffer. L’ultimo suo contributo al cinema risale al 2001 col film Innocenza selvaggia diretto da Philippe Garrel.