Una triste notizia giunta a ciel sereno: Dario Fo, il giullare premio Nobel per la letteratura, è morto all’età di 90 anni all’ospedale Sacco di Milano dov’era ricoverato da circa due settimane per problemi polmonari.

Nato a Sangiano (Varese) nel 1926, Dario Fo, terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, iniziò a lavorare per la Rai nel 1950 come autore e attore di testi prevalentemente satirici, dando sfoggio delle sue qualità istrioniche e della sua verve che lo caratterizzeranno per tutta la sua carriera.

Quattro anni dopo, nel 1954, si sposò con Franca Rame, compagna di lavoro e di vita a cui resterà legato fino alla scomparsa di lei avvenuta nel 2013. Nel 1969, Fo realizzò quello che sarebbe stato lo spettacolo più celebre e più amato dal pubblico: Mistero Buffo, col quale rielaborò alcuni testi antichi e medievali in grammelot.

Il 9 ottobre 1997, l’Accademia Svedese insignì Fo del premio Nobel con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi“. Il premio Nobel a Dario Fo creò un certo scalpore, cogliendo di sorpresa chiunque in quanto considerato non all’altezza del prestigioso premio, ma i detrattori dovettero ricredersi in breve tempo.

Molto attivo sul piano politico, Fo non ha mai celato i suoi ideali di sinistra, manifestati soprattutto durante gli anni di piombo quando, specificatamente nel 1973, sua moglie venne sequestrata e violentata da un gruppo di neofascisti. Nel 2006, Fo partecipò alle primarie dell’Unione per designare il candidato sindaco di Milano, arrivando secondo. Nelle elezioni politiche del 2013, Fo manifestò il suo appoggio per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Con Dario Fo se ne va anche un esempio di teatro vivo e vitale, capace di usare l’ironia e la satira per descrivere le situazioni dei più deboli o della gente comune, graffiando con garbato umorismo anche le istituzioni più secolari come la Chiesa e la religione. Con la morte di Dario Fo scompare l’ultimo giullare.