[36TFF] La recensione di Ash is purest white, il film diretto da Jia Zanghke

Il presidente della Giuria del Torino Film Festival ha portato in omaggio il suo nuovo film, Ash is Purest White, presentato nella sezione Festa Mobile, e interpretato dalla moglie Zhao Tao. Questa è la nostra recensione.

Il film racconta la storia di una donna capace di compiere un cammino lungo 17 anni e 7000 chilometri per stare accanto al suo uomo.

Il film di Jia Zanghke è passato già con grande successo dall’ultima edizione di Cannes, raccogliendo il plauso della critica. Il suo nome, forse, non vi dirà molto, ma i suoi film sono belli e importanti: Still life, Il tocco del peccato, Al di là delle montagne.

Ash is purest white è una pellicola densa, lunga quasi due ore e mezza, che non si abbandona a scene pirotecniche, ma si aggancia ad una visione reale e realista della Cina e dei suoi abitanti. La pellicola copre il periodo che va dal 2001 al 2017, mostrandoci una Cina difficile e volgare, piena di contraddizioni e violenza. 

Sebbene il prologo possa fare pensare di vedere un Il padrino in chiave cinese, il film acquisisce una proprio unicità dopo il bellissimo assalto all’auto del protagonista, potente e girato in maniera impeccabile.

Ed ecco prendere peso il personaggio della moglie, interpretato dalla strepitosa Zhao Tao, nella sua prova più matura e che regge completamente il peso della pellicola. Spavalda all’inizio del film, si trasforma psicologicamente e fisicamente in una donna tosta ma più consapevole.

L’opera di Jia Zanghke è molto bella, supportata da Zhao Tao, che si dimostra attrice di grande talento e di rara bravura.


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