È arrivato nelle sale italiane 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa diretto da Nia DaCosta, con Ralph Fiennes, Alfie Wiliams e Jack O’Connel. Il film è distribuito da Eagle Pictures e vi presentiamo la nostra recensione.
Il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l’incontro di Spike (Alfie Williams) con Jimmy Crystal (Jack O’Connell) si trasforma in un incubo senza via di scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l’aspetto più inquietante e terrificante.

28 anni dopo: Il Tempio delle Ossa segna il ritorno di una delle saghe post apocalittiche più influenti del cinema contemporaneo creata da Danny Boyle e Alex Garland, è un quarto episodio che evidenzia un approccio sorprendentemente maturo. Pur mantenendo un legame con l’atmosfera brutale e disperata dei precedenti 28 Giorni Dopo e 28 Settimane Dopo, questo nuovo capitolo diretto da Nia DaCosta sceglie di ampliare l’orizzonte narrativo, spingendosi verso un immaginario più simbolico e quasi mitologico. I richiami ai film precedenti sono presenti, ma mai invadenti: piccoli echi, frammenti di memoria, accenni a decisioni politiche e scientifiche che hanno segnato il mondo, come cicatrici che non si sono mai rimarginate.
DaCosta dal canto suo imprime al film un ritmo diverso, più controllato e meditativo. Le sequenze d’azione non cercano la frenesia dei primi capitoli, ma costruiscono tensione attraverso silenzi, attese e movimenti di macchina lenti, soprattutto nelle scene ambientate nel misterioso “tempio”, una struttura che mescola sacralità e rovina, diventando quasi un personaggio a sé e caratterizzante di tutto il film.
La fotografia di Sean Bobbitt amplifica questa sensazione: gli esterni sono dominati da toni freddi e metallici, che restituiscono un mondo svuotato e ostile, sottolineato dalle misere ambientazioni interne fatte di luoghi decaduti e rustici, creando in questo modo un contrasto visivo che suggerisce un’umanità che tenta disperatamente di aggrapparsi a un senso, a un rito, a un’idea di salvezza. Le ombre non sono semplici elementi estetici, ma parte integrante del linguaggio narrativo, usate per suggerire minacce e presenze più che mostrarle.
Il cast contribuisce in modo decisivo alla riuscita del film
Jack O’Connell interpreta un protagonista segnato che porta addosso il peso di un mondo che non riesce a guarire dalle ferite della stupidità ignorante definendo dalle battute iniziali una performance comica e minacciosa; Emma Laird è la vera rivelazione: il suo personaggio non è solo una sopravvissuta, ma una figura chiave nella nuova mitologia della saga, capace di unire fragilità e determinazione. Ralph Fiennes, nei panni del Dr. Kelson, offre una presenza glaciale e ambigua alternata da umorismo dinamico regalando così un’interpretazione ambigua che tiene legati tutti davanti allo schermo. Erin Kellyman e Chi LewisParry completano il quadro con interpretazioni solide e credibili, dando profondità a un gruppo che non appare mai accessorio.
Il risultato è un film che non si limita a continuare la saga, ma la reinventa. 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa è un’opera più adulta, più simbolica, più attenta alla psicologia dei personaggi e alla costruzione di un mondo che, pur devastato, conserva ancora tracce di mistero e spiritualità. È un ritorno coraggioso, che rispetta l’eredità dei capitoli precedenti senza esserne prigioniero, e che apre la strada a una nuova fase del franchise, più ambiziosa e affascinante.
28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa | La Nostra Recensione

Regista: Nia DaCosta
Data di creazione: 2026-01-20 17:37
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